Capitale mio capitale

walt whitmanIl comunismo è morto. E neanche il capitalismo si sente tanto bene. Anzi, sarebbe anch’esso clinicamente defunto, ma nei suoi confronti è in atto una sorta di accanimento terapeutico. Chi ha interesse a tenerlo in vita? E soprattutto, esiste un’alternativa, una terza via ai due principali sistemi socio-economici che hanno segnato la storia dell’umanità dalla rivoluzione industriale a oggi? Per provare a rispondere dobbiamo fare però qualche passo indietro, nello spazio oltre che nel tempo.

“O Capitano, mio Capitano!” è il titolo dell’ode ad Abraham Lincoln scritta dal poeta americano Walt Whitman dopo l’assassinio (del Presidente che abolì la schiavitù (per mano di quello che diventerà famoso come il solito “gesto di un folle”). Un tipo tutto particolare Whitman, come ogni poeta visionario del resto: lavoratore saltuario, insegnante, sessualmente disordinato, accusato di pedofilia, di spirito e aspetto da barbone. Una vita ai margini di una società che ancora non marginalizzava, precursore quindi di quella che sarebbe stata ed è la piaga più feroce del capitalismo: il darwinismo sociale, l’esclusione, l’accattonaggio, le favelas e le bidonville, le periferie e il disagio. Quelle raccontate più avanti, per esempio, da Jack Kerouac e dalla Beat Generation o da Pier Paolo Pasolini. [Read more…]