L’equazione della solidarietà

montNiss«Non c’è più religione, neanche in televisione», cantava Vasco Rossi in “Cosa succede in città” già nel 1985. Succede, almeno a Caltanissetta, che invitato dal Vescovo Monsignor Mario Russotto è arrivato nientemeno che il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento – il Vescovo degli immigrati, lo chiamano – a dire che «negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a una drammatica inversione di valori. Con la globalizzazione aumenta la ricchezza ma anche la povertà. Questo perché industria e finanza non riescono a garantire uno sviluppo equilibrato poiché il mercato mette al centro il denaro, il profitto, l’uomo tecnologico, senza alcun riferimento alla religiosità dell’uomo. La globalizzazione per avere successo deve invece porre al centro la dignità umana».

L’incontro che ha visto la partecipazione di Montenegro, inserito nell’ambito del Corso biennale di formazione all’impegno socio-politico promosso dalla Consulta delle Aggregazioni laicali della Diocesi di Caltanissetta, prevedeva anche un altro ospite: Sergio Mattarella.  «Avevamo fatto due invitati – ha rivelato il Vescovo di Caltanissetta – uno non è potuto venire e l’altro eccolo qua: Don Franco Montenegro. Comunque abbiamo portato fortuna a entrambi, perché il primo è stato eletto Presidente della Repubblica e il secondo è stato creato Cardinale».

«Il giudizio della Chiesa sulla globalizzazione si è fatto via via sempre più severo. E oggi siamo all’idolatria della globalizzazione, che come tale pretende i suoi sacrifici umani. Dopo questo c’è solo il far west e la legge del più forte. Questa epoca che stiamo vivendo riguarda il destino dell’umanità. Per invertire la rotta e appianare le diseguaglianze è necessaria la globalizzazione della solidarietà. “Il denaro deve servire ma non governare”, ha detto Papa Francesco». [Read more…]

Mattarella l’Arbiter Elegantiarum Institutionis

Sergio Mattarella

Ammesso e anche concesso che l’idea “Sergio Mattarella Presidente della Repubblica” sia del Presidente del Consiglio Matteo Renzi il premier non ne esce poi così bene dall’elezione del primo presidente siciliano della storia repubblicana. L’aver portato al Quirinale un democristiano della prima repubblica lo trasforma da rottamatore in restauratore, passando dalla “smisurata ambizione” manifestata appena diventato premier a “io non voglio impormi a tutti i costi” affermato nel corso della trasmissione Porta a Porta pochi giorni dopo l’elezione di Mattarella. Da sodale di Silvio Berlusconi e del Patto del Nazareno a traditore dello stesso. Ma al di là delle facili ironie bisogna riconoscere al premier di aver scelto un arbitro davvero imparziale, erede della buona tradizione politica democristiana adusa alla mediazione, che poi è il vero mestiere di chi fa politica, e del tutto priva di cattivi odori di mafia o corruttela.

Proprio quell’arte della mediazione e dell’eleganza istituzionale che sono mancate completamente a Renzi, il quale in meno di un anno è riuscito a litigare praticamente con tutti: insegnanti, pensionati, partite Iva, risparmiatori, proprietari immobiliari e agricoli, banche, forze dell’ordine, la sinistra del Pd, sindacati e lavoratori, Unione europea e pubblica amministrazione. Con annunci di riforme, di cui non è in discussione la necessità, non preparati da un adeguato lavoro di relazioni di corridoio né seguite da concertazione, bensì da rinnovata arroganza. [Read more…]

IlFattoFemminile/ Taranta voglia di libertà

patty1Il ballo come medicina dell’anima. La politica come partecipazione, ascolto e solidarietà. Il lavoro quotidiano come impegno sociale, assistenza e inclusione. Per continuare il suo viaggio alla scoperta delle piccole eccellenze donna IlFattoFemminile ha scelto il sistema di comunicazione più efficace che esista, e in cui le donne sono maestre insuperabili: il passaparola. E così grazie al suggerimento della protagonista della prima intervista, Beatrice Giammusso, siamo arrivati a Patrizia Giugno, nissena, educatrice presso una Casa accoglienza per donne in difficoltà, impegnata in politica con la Lista Intesa Civica e Solidale, quella del sindaco Giovanni Ruvolo, e appassionata insegnante di danze tradizionali nel tempo libero: tarantella, tammurriata, pizzica. Insomma una che non sta mai ferma.

E’ un’intervista inconsueta questa, anche nell’orario – “Eh ma io sono un po’ pazzerella” – che inizia alle otto e mezza di sera in una sala della Fly Dance di Caltanissetta, dove Patrizia dà lezioni di danze tradizionali e finisce intorno a mezzanotte in un bar di periferia davanti a un bicchiere di Coca-Cola e un Gin Tonic”. [Read more…]

Fine pena sempre

Giuseppe Grassonelli

“Hanno ragione a chiamarle morti silenziose, vite a perdere. Nelle carceri italiane si continua a morire, per scelta o per malattia, per vecchiaia o per stress. E non si muore solo al di là delle sbarre. Si uccidono anche poliziotti penitenziari logorati nella testa e nell’animo. E se no ce la fanno più loro, figuriamoci noi detenuti”. Sono le parole crude e pacificate con cui l’ergastolano Giuseppe Grassonelli descrive lo stato delle carceri italiane in Malerba, scritto a quattro mani con il giornalista Carmelo Sardo e Premio Leonardo Sciascia 2014 per la Letteratura.

Chi è Giuseppe Grassonelli? E’ entrato in carcere nel novembre del 1992, a seguito dell’Operazione Leopardo, a 27 anni e da semianalfabeta. In carcere si è laureato in Lettere e filosofia con 110 e Lode e ha deciso di raccontare la sua storia. Senza falsi pentimenti interessati, senza illusioni, e con la calma lucidità e la risolutezza spietata che avevano caratterizzato la sua vita fuori dalle regole.

Ascoltiamolo. Perché le sue parole sono quelle di tanti, troppi detenuti che non le hanno, che non le trovano per esprimere quello che sentono. “Lo confesso, sono stato un criminale piuttosto spietato, ma non avevo alternativa. Non conoscevo altre vie d’uscita. Ho ucciso uomini, mi sono macchiato di numerosi crimini e avrei continuato a commetterne se non mi avessero arrestato. Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo”. [Read more…]

Restituire la fiducia

Enrico Letta e Matteo Renzi

“Coniugare crescita e rigore”. Così il polacco Donald Tusk ha esordito insediandosi nella carica di Presidente del Consiglio dell’Unione europea e subentrando a Herman Van Rompuy. Un posto che da sempre è ad appannaggio di una persona indicata dal Bilderberg, il Comitato internazionale che influenza gli equilibri monetari, finanziari e sociali di tutto il mondo. Su quella poltrona avrebbe dovuto esserci però Enrico Letta, ma la insensata pervicacia e ripicca ha condotto Matteo Renzi a respingere la prestigiosa offerta del Bilderberg all’Italia e a pretendere invece l’irrilevante e senza portafoglio Commissario agli Esteri: portando così l’Italia, come mai era successo prima, fuori da tutte le stanze che in Europa contano davvero.

Se il Bilderberg si esprime in tali termini vuol dire che la ferrea alternativa tra austerity e crescita proclamata in lungo e in largo da Renzi è falsa. Egli in definitiva se continua a chiedere di allentare il rigore sui conti pubblici finisce per essere il frontman della partitocrazia consociata che vuole continuare a banchettare alle spalle del popolo e delle istituzioni finanziarie. Ma come si è arrivati a questo punto?

Secondo quanto risulta a IlFattoGlobale tutto è iniziato il 4 gennaio 2014 a Napoli. Dove è stato tacitamente siglato un accordo bancario internazionale tra i Rothschild, storici finanziatori della politica, e lo Stato italiano. Accordo di cui erano informati sia il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale quel giorno si trovava a Napoli, a Villa Rosebery, insieme al sindaco Luigi De Magistris giunto in visita di cortesia. In realtà il patto pur prendendo le mosse dalla situazione italiana fu ben più ampio dell’Italia, coinvolgendo l’intera Europa. [Read more…]

La famiglia nuova: femminile, aperta e solidale

famiglianuovaDivorzi, separazioni, femminicidi, infanticidi, pedofilia, maltrattamenti, sequestri, riduzione in schiavitù, induzione e sfruttamento della prostituzione, omicidi-suicidi, stalking, violenza sessuale. La gamma contemporanea dei disastri relazionali e soprattutto dei delitti consumati tra le mura familiari è, purtroppo, la più ampia che si sia mai vista. Certo, forse una volta mancava il coraggio di denunciarli, di chiedere aiuto. E non c’erano gli odierni mezzi di comunicazione di massa per divulgare l’emergenza. Ma il quadro di famiglia che ne esce resta a tinte fosche, truculente e aberranti. E a renderlo ancora più cupo è una crisi economica perdurante che punisce le famiglie meno abbienti e riempie di insicurezza anche nel ceto medio e alto.

Un fenomeno, un FattoGlobale non solo italiano che rimane nel totale disinteresse delle istituzioni e della politica. Una volta i partiti politici erano la voce della società, ma hanno perso qualsiasi capacità di cogliere e interpretare i malesseri e i disagi sociali e provvedere per tempo, fermare questo disastro. Considerando che perdipiù la famiglia è il nucleo primario di ogni consorzio umano.

Certamente affrontare un tema del genere non è semplice, ma restare indifferenti è peggio. Difficile perché si tratta di coinvolgere, toccare ed eventualmente provar a cambiare diverse sensibilità: dai principi religiosi al diritto civile, dalla tutela dell’infanzia al ruolo della donna nella società, che l’emancipazione ha complicato invece di semplificare, mettendole in bilico continuo tra carriera e famiglia. Per poi magari scoprire che il marito si è trovato una più spensierata. O con il rischio d’innamorarsi, di trovare rifugio e conforto fuori dalla famiglia. [Read more…]

Quale democrazia?

bobbioUna delle prime dispute di cui si abbia notizia intorno alle tre forme di governo – monarchia, oligarchia e democrazia – è narrata dallo storico greco Erodoto (484-425 a.C.). Otane, Megabizo e Dario discutono intorno alla futura forma di governo della Persia. A riproporla è Norberto Bobbio alla voce “democrazia” del Dizionario di politica curato insieme a Nicola Matteucci, redatto da Gianfranco Pasquino e pubblicato dalla UTET di Torino nel 1976.

Mentre Megabizo difende l’aristocrazia e Dario la monarchia, Otane prende le difese del governo popolare che chiama secondo l’antico uso “isonomia” (o uguaglianza delle leggi, o uguaglianza di fronte alla legge), con l’argomento che ancora oggi i sostenitori della democrazia ritengono fondamentale: «Come potrebbe essere cosa perfetta la monarchia, alla quale è lecito fare quello che vuole senza doverne rendere conto?».

Altrettanto classico è l’argomento con cui il fautore dell’oligarchia (e di rincalzo il fautore della monarchia) condannano la democrazia: «Nulla v’è di più stolto e di più insolente di una moltitudine incapace». Come può ben governare colui «che non ha ricevuto istruzione né ha conosciuto nulla di buono e di conveniente, e che sconvolge i pubblici affari buttandovisi dentro senza discernimento simile a un torrente in piena?». Sembra Matteo Renzi quello descritto da Megabizo circa 2.500 anni fa, se solo non avesse aggredito con una veemenza senza precedenti l’ordinamento democratico e la Costituzione Repubblicana in combutta con Silvio Berlusconi. O forse proprio per questo motivo. [Read more…]