“Leave the gun, take the cannoli”. E la mafia non sparò più

leavetheguntakethecannoliLa mafia non uccide più ma nessuno ne parla né rivendica il merito di tanto risultato. Risale infatti al marzo del 2014 l’ultimo omicidio qualificato come “di stampo mafioso” dagli inquirenti. E dal 2011 a oggi in Sicilia si contano soltanto quattro agguati mortali di mafia.

Certo 671 giorni consecutivi senza piombo sono una serie difficilmente riscontrabile nella storia della criminalità organizzata siciliana, sebbene non sufficienti per chiedere lo smantellamento del costoso carrozzone Antimafia. Ma qualche domanda bisogna pur farsela, perché senza armi non c’è intimidazione e senza intimidazione non c’è omertà. E senza omertà non c’è mafia.

Questi sono infatti i capisaldi della definizione ufficiale di mafia offerta dall’articolo 416-bis del Codice Penale (Associazione a delinquere di stampo mafioso): “L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento che ne deriva”. [Read more…]

La mafia degli intelligenti

Alla Noce (Ferdinando Scianna)

Quando mi è stata offerta la possibilità di scrivere su IlFattoNisseno, nel gennaio del 2013, mi sono chiesto come mai Leonardo Sciascia che è stato il primo a scrivere di mafia – con Il giorno della civetta – e forse anche l’ultimo, non abbia mai subito un attentato o la benché minima intimidazione. Nel dubbio decisi di far esordire IlFattoGlobale proprio con questo argomento: La mafia desnuda. Ed è con lo stesso dubbio che il 28 novembre 2014 sono stato a Racalmuto in occasione del 25° anniversario della scomparsa di Sciascia celebrato dalla Fondazione che porta il suo nome.

grassoAd aiutarmi a scioglierlo, quel dubbio, è stato anzitutto il Presidente del Senato Pietro Grasso, intervenuto con una Lectio Magistralis dal titolo “L’impegno civile di Sciascia”. Sulla quale non sto certo a fare commenti, proponendo invece il testo integrale e il servizio televisivo realizzato da Agrigento Tv con l’intervista a Grasso. Ma a convincermi infine del tutto è stato il video-messaggio inviato dal maestro Andrea Camilleri. E in particolare l’episodio che lo vide protagonista insieme a Sciascia.

Giunto in contrada Noce, nel buen ritiro di campagna dove Sciascia lo aveva invitato a raggiungerlo, Camilleri non lo trovò. Chi lo accolse gli disse di accomodarsi, che lo avrebbero cercato per telefono per avvertirlo del suo arrivo. Ma Camilleri rifiutò dicendo che sarebbe andato lui stesso a cercarlo in paese. Arrivato a Racalmuto cominciò a chiedere ai paesani se per caso avessero visto Sciascia “il maestro… lo scrittore… Sciascia”. Macché, nessuno lo conosceva. Neanche sentito nominare.

camilleriE così continuando a chiedere nonostante i dinieghi Camilleri arrivò fino in fondo al corso, dove finalmente incontrò Sciascia: “Benvenuto, prendiamoci un caffè”. Camilleri fece per infilarsi nel primo bar a tiro, ma Sciascia lo bloccò: “No non questo, laggiù in fondo”. E prendendolo sottobraccio gli fece rifare a piedi tutto il corso. Improvvisamente tutti conoscevano Sciascia, tutti lo salutavano, notò Camilleri. E senza dire niente al suo ospite pensò: “Allora prima lo proteggevano”.

Romanzo Carnale/Capitolo I: La morte di Don Worry

Jimmy Quangio

New York Post, luglio 12 2014. Poche righe nella cronaca cittadina. “Il gesto di un folle o un tentato omicidio? Intorno alle 13 di stamane giù a Little Italy, o quel che ne rimane, una persona con il volto travisato è entrata al Joe’s esplodendo alcuni colpi di pistola. Il quel momento all’interno del locale si trovavano il titolare, Joe Muffoletto, che ha riferito di essersi nascosto d’istinto dietro al bancone; Jack McStakes, disoccupato alcolizzato; e Jimmy Quangio, operaio portuale, fuggito attraverso la finestra del bagno. E nei riguardi di quest’ultimo che si orientano i maggiori sospetto del New York Police Department (Neil Vermont).”

Poche ore prima sul Buffalo Reader’s Corner era apparso un annuncio mortuario. Tanto laconico quanto capace di far tremare le ginocchia anche al più ingenuo dei lettori. Figurarsi a politici, giudici e uomini d’affari.

Original Sicily And American Families Mourn DON WORRY. He Passed Away At 90 Early This Morning In Buffalo. “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.
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Fine pena sempre

Giuseppe Grassonelli

“Hanno ragione a chiamarle morti silenziose, vite a perdere. Nelle carceri italiane si continua a morire, per scelta o per malattia, per vecchiaia o per stress. E non si muore solo al di là delle sbarre. Si uccidono anche poliziotti penitenziari logorati nella testa e nell’animo. E se no ce la fanno più loro, figuriamoci noi detenuti”. Sono le parole crude e pacificate con cui l’ergastolano Giuseppe Grassonelli descrive lo stato delle carceri italiane in Malerba, scritto a quattro mani con il giornalista Carmelo Sardo e Premio Leonardo Sciascia 2014 per la Letteratura.

Chi è Giuseppe Grassonelli? E’ entrato in carcere nel novembre del 1992, a seguito dell’Operazione Leopardo, a 27 anni e da semianalfabeta. In carcere si è laureato in Lettere e filosofia con 110 e Lode e ha deciso di raccontare la sua storia. Senza falsi pentimenti interessati, senza illusioni, e con la calma lucidità e la risolutezza spietata che avevano caratterizzato la sua vita fuori dalle regole.

Ascoltiamolo. Perché le sue parole sono quelle di tanti, troppi detenuti che non le hanno, che non le trovano per esprimere quello che sentono. “Lo confesso, sono stato un criminale piuttosto spietato, ma non avevo alternativa. Non conoscevo altre vie d’uscita. Ho ucciso uomini, mi sono macchiato di numerosi crimini e avrei continuato a commetterne se non mi avessero arrestato. Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo”. [Read more…]

Credito all’etica

creditoeticaI segnali della ripresa non mancano ma l’economia globale stenta a decollare. A bloccarla sono diversi fattori: il capitalismo nordamericano vecchia maniera, ormai morente, con le sue pretese di dominio in mano a una o due nazioni, il liberismo sfrenato conseguito in Russia alla caduta del comunismo, e il neo populismo nazionalista – e per certi versi nichilista – che con concetti come la “decrescita felice” e il no alla moneta unica europea annichilisce il suo pur rivoluzionario orizzonte politico, sociale ed economico.

Ma il peggior nemico è la corruzione, talmente pernicioso da bloccare di recente perfino il travolgente sviluppo della Cina. Un fenomeno globale, che con l’assurda e immorale pretesa di chi esercita anche un minimo di potere politico di taglieggiare come e peggio della criminalità organizzata il tessuto economico, senza risparmiare nessuno: dal piccolo commerciante e lavoratore autonomo fino alle banche, agli industriali, ai grandi proprietari e ai magnati della finanza.

Ed è stata proprio la corruzione ad aver esasperato numerosi popoli spingendoli alla ribellione, un numero che cresce di mese in mese ormai: dalle primavere arabe al Brasile, dal Venezuela alla Turchia all’Egitto, alla Bosnia-Erzegovina (dove i ceppi etnici slavi e musulmani prima in guerra fra loro protestano insieme), all’Ucraina fino ai Forconi italiani. Movimenti spesso appoggiati se non alimentati anche da ricchi di ogni specie, banchieri compresi, stufi di veder sparire il loro denaro nel gorgo di menzogne e burocrazia della politica. [Read more…]

Quando diremo “c’era una volta la mafia”

falcone“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano. E come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, diceva Giovanni Falcone. Ma ammesso che non sia ancora finita quando è nata la mafia? Davvero a fine 800 con il suo ingresso nei documenti ufficiali e nelle indagini socio-economiche del primo Regno d’Italia?

Secondo la leggenda più diffusa, raccontata soprattutto in ambienti mafiosi, in un’epoca imprecisata vissero tre fratelli: Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo rimase in Sicilia e fondò la mafia, il secondo andò a Napoli e diede vita alla camorra, il terzo s’insediò in Calabria e creò la ‘ndrangheta. Oltre che dai racconti la fonte di tutto è costituita da un bel libro, edito di recente da Rubbettino, “Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Immagini, miti e misteri della mafia” firmato da tre voci autorevoli quali quelle di Enzo Ciconte (docente di Storia della criminalità organizzata all’Università di Roma Tre), Francesco Forgione (docente di Storia e sociologia delle organizzazioni criminali all’Università dell’Aquila), e Vincenzo Macrì (Procuratore generale presso il Tribunale di Ancona).

A parere degli autori Osso, Mastrosso e Carcagnosso furono i nomi di tre cavalieri spagnoli, appartenuti a un’associazione cavalleresca fondata a Toledo nel 1412, che portarono nel Mezzogiorno d’Italia quelle che sarebbero divenute le regole della mafia in Sicilia, della camorra in Campania e della ‘ndrangheta in Calabria. Una leggenda che è servita a creare un mito, a nobilitare le ascendenze, a costituire una sorta di albero genealogico con tanto di antenati. [Read more…]

Il caso Italia (che non cambia)

Discorso di Craxi alla Camera il 29-4-1993Esiste un caso Italia nel grande fenomeno del cambiamento globale? Ed esiste un caso Sicilia e Caltanissetta dentro il caso Italia. Sembra proprio di sì. E a confermarlo sono sia la storia che l’attualità. Fu proprio a Caltanissetta infatti che il capitalismo nordamericano oggi in crisi sbarcò in Europa in funzione anti-nazifascista per poi riorganizzarsi in funzione anti-comunista. Tutti ricordiamo lo sbarco in Normandia – 6 giugno 1944, il famoso D-Day – come momento storico e atto di guerra che ci portò la libertà, ma le Forze Alleate erano già entrate in Europa un anno prima, sbarcando in armi sulle coste meridionali della Sicilia: a Licata, tra Gela e Scoglitti e tra Pachino e Siracusa, tra il 9 e il 10 luglio 1943.

Secondo una leggenda mai confermata nelle more dello sbarco un aereo americano sorvolò Villalba sganciando un fagotto avvolto in una bandiera con una elle maiuscola cucita sopra, pare fosse destinato a Don Calogero Vizzini e che a mandarlo fosse Lucky Luciano. Secondo altri invece si trattò di un carro armato solitario che raggiunse Villalba brandendo quella stessa bandiera. [Read more…]