Comunicare la crisi: la lezione del fallimento Lehman Brothers

1523Il dramma si è consumato nell’arco di un weekend. Così breve è stato il tempo intercorso tra i rumors di un possibile crollo di Lehman Brothers e la dichiarazione ufficiale dello stato di crisi da parte della Banca d’affari. Una rapida concatenazione di eventi – intesi anche come mediatici – che ha colto tutti di sorpresa. Primi fra questi i dipendenti, che hanno saputo del fallimento dai giornalisti. E neanche da radio, televisioni o internet. Ma dai reporter che lunedì mattina erano assiepati davanti agli uffici dell’istituto di credito.

Alla catastrofe finanziaria e mediatica si è dunque aggiunto il disastro della comunicazione interna. A quel punto ognuno ha reagito a modo suo: alcuni lavoratori hanno inscenato un improbabile sciopero (contro un datore di lavoro virtualmente scomparso). Altri hanno raggiunto le loro postazioni di lavoro per ritirare gli effetti personali. Nel caos generale, la banca pubblica tedesca KFW ha accredito per errore alla Lehman 300 milioni di euro, subito inghiottiti nel gorgo del fallimento per la rabbia dei contribuenti germanici.

I responsabili della comunicazione di Lehman Brothers potevano evitare tutto questo? Probabilmente no. Cosa si può sostenere di fronte alla più grande bancarotta della storia? Come si spiegano agli investitori e ai dipendenti un debito da 613 miliardi di dollari e 26 mila posti di lavoro perduti? Eppure, secondo l’opinione di alcuni esperti di PR espressa in Rete, da questi fatti è possibile trarre alcuni insegnamenti su come gestire la comunicazione di una crisi aziendale, e soprattutto su come giungere a un evento inevitabile nel miglior clima possibile. [Read more…]

Reputation: la provocatoria lezione del caso Bernard Madoff

3415Più o meno 50 miliardi di dollari. Più o meno tre volte il crack Parmalat. A tanto ammonta il fallimento della Bernard Madoff Investment Securities detonato ai primi di dicembre del 2008. La più grande e longeva truffa mai realizzata da una sola persona, attraverso il noto “Ponzi scheme”. Una gigantesca catena di S. Antonio, che ha messo nel sacco investitori di lungo corso, star di Hollywood, un premio Nobel (Elie Wiesel) e tante istituzioni benefiche. Insomma la “crema” della finanza newyorkese (e quindi americana), compresi tanti appartenenti alla comunità ebraica.

L’entità del danno, la notorietà delle vittime e il processo (attualmente in corso) hanno spostato il punto d’osservazione verso il gossip e la cronaca giudiziaria. Nessuno quindi si è chiesto come abbia fatto Madoff a raggirare tanti navigati investitori per così tanto tempo. Infatti, secondo la ricostruzione effettuata dagli ispettori della Security Exchange Commission, la sequenza di versamenti e rimborsi risale senza interruzioni fino al 1970.

La prima risposta è la più maliziosa: Madoff potrebbe aver contato sulla complicità dei suoi principali clienti, oltre che su quella dei parenti che lavoravano con lui (i figli, il fratello e altri). Ma di questo, almeno per il momento, non esiste alcuna prova. In aula, pochi giorni fa, “Bernie” (così lo chiamavano gli amici) si è dichiarato unico colpevole. [Read more…]