Fine pena sempre

Giuseppe Grassonelli

“Hanno ragione a chiamarle morti silenziose, vite a perdere. Nelle carceri italiane si continua a morire, per scelta o per malattia, per vecchiaia o per stress. E non si muore solo al di là delle sbarre. Si uccidono anche poliziotti penitenziari logorati nella testa e nell’animo. E se no ce la fanno più loro, figuriamoci noi detenuti”. Sono le parole crude e pacificate con cui l’ergastolano Giuseppe Grassonelli descrive lo stato delle carceri italiane in Malerba, scritto a quattro mani con il giornalista Carmelo Sardo e Premio Leonardo Sciascia 2014 per la Letteratura.

Chi è Giuseppe Grassonelli? E’ entrato in carcere nel novembre del 1992, a seguito dell’Operazione Leopardo, a 27 anni e da semianalfabeta. In carcere si è laureato in Lettere e filosofia con 110 e Lode e ha deciso di raccontare la sua storia. Senza falsi pentimenti interessati, senza illusioni, e con la calma lucidità e la risolutezza spietata che avevano caratterizzato la sua vita fuori dalle regole.

Ascoltiamolo. Perché le sue parole sono quelle di tanti, troppi detenuti che non le hanno, che non le trovano per esprimere quello che sentono. “Lo confesso, sono stato un criminale piuttosto spietato, ma non avevo alternativa. Non conoscevo altre vie d’uscita. Ho ucciso uomini, mi sono macchiato di numerosi crimini e avrei continuato a commetterne se non mi avessero arrestato. Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo”. [Read more…]

Il cliente, l’avvocato e l’esperto di PR: la sinergia che ha salvato Richard Grasso

rgrassoÈ fondamentale il ruolo delle Relazioni Pubbliche. Specie quando una persona, mentre ricopre un incarico di grande prestigio e responsabilità, è travolta da una vicenda giudiziaria e dalla conseguente gogna mediatica. Ad esserne pienamente convinto è Richard Grasso, ex Presidente e Amministratore Delegato della Borsa di New York. All’atto del suo ritiro (o siluramento, come lui stesso lo definisce), l’amministrazione di Wall Street avrebbe dovuto liquidargli quasi 140 milioni di dollari. Una cifra astronomica – considerato che eravamo nel 2003 e che Grasso aveva diritto a un’ulteriore integrazione di 48 milioni. La causa civile che ne è seguita si è conclusa soltanto lo scorso 1° luglio, perché il procuratore generale dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha rinunciato a fare appello contro la sentenza che permetterà a Grasso di riscuotere l’intera somma.

Incalcolabile, invece, il danno d’immagine. Davanti alle massime autorità federali americane, agli investitori e ai risparmiatori. Ovvero tutti coloro che fino a quel punto avevano apprezzato le capacità di Grasso. Quelle espresse durante la sua ventennale carriera all’interno del New York Stock Exchange, raggiungendo il massimo della popolarità e stima nei mesi successivi all’attentato dell’11 settembre 2001, quando con mano ferma guidò il Mercato fuori dalla sacca di prostrazione morale ed economica in cui era stato trascinato. [Read more…]