Quantitative Easing, cronaca di un flop annunciato

Mario Draghi

Sono bastati solo tre giorni dall’avvio del Quantitative Easing per decretarne la sostanziale inefficacia. L’euro aveva cominciato a scricchiolare già giovedì 4 marzo, giorno in cui il direttivo della BCE riunito a Cipro annunciava che il QE, il Piano a rate da 60 miliardi di euro al mese per oltre mille miliardi totali, sarebbe partito lunedì 9 marzo. Ma già mercoledì 11 la moneta unica europea si deprezzava fino a sfiorare la parità con il dollaro USA.

La liquidità messa a disposizione dalla Banca Centrale Europea è stata dunque quasi del tutto prosciugata dai mercati finanziari senza avere alcun effetto di sollievo per l’economia reale, quella che davvero ha bisogno di liquidità. Peggio. I soldi non sono nemmeno arrivati alle banche, le quali secondo i programmi dovevano usarli per fare nuovo credito. Praticamente un disastro, con l’ulteriore danno del crollo dell’euro, che almeno prima ci proteggeva dall’invadenza degli altri grandi player geopolitico-economici mondiali. Infatti, non a caso, proprio l’11 marzo alcune potenti banche cinesi hanno tento di acquistare il debito greco.

Che l’iniezione di denaro fresco dall’alto non avrebbe funzionato questo blog lo aveva anticipato ancora prima che il Quantitative Easing fosse concepito, a novembre dello scorso anno in Restituire la fiducia. [Read more…]

Chi ha paura dell’Ucraina

odessaL’Ucraina desidera l’Europa più di quanto l’Europa desideri l’Ucraina. Dietro le aperture e il sostegno di facciata alla nazione ex sovietica le grandi nazioni europee come Francia e Germania la temono. Entrando nell’Unione, infatti, ne sarebbe il principale paese per estensione territoriale, con una potenzialità economica (è il maggior produttore di grano al mondo, a cui si aggiungono le risorse naturali in situ e in transito dalla Russia) capace di spostare verso Est il centro degli equilibri europei.

Ma Francia e Germania sbagliano. Perché l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione è il più grosso affare che l’Europa possa mai concludere nella sua storia millenaria. Neanche Alessandro Magno si spinse a tanto. Nemmeno l’Impero Romano. Né fu permesso a Hitler. Con il plusvalore che la voglia di Europa dell’Ucraina non è indotta da invasioni militari o ricatti economici, ma legata solo e indissolubilmente alla volontà del popolo ucraino, espressa fin dall’inizio della rivolta contro il satrapo Yanukovich affiancando alla bandiera nazionale quella europea, e che guardacaso hanno gli stessi colori.

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La fine lunga del secolo breve

papafrancescookE’ il 27 aprile 2014, è passato poco più di un anno dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI. Eppure Piazza San Pietro è gremita di folla come non mai durante il suo pontificato. A Roma ci sono 800 mila pellegrini, altri due miliardi di persone nel mondo davanti alle televisioni assistono alla canonizzazione di Angelo Roncalli (Papa Giovanni XXIII) e Karol Wojityla (Papa Giovanni Paolo II) officiata da Papa Francesco, e in prima fila c’è il Papa Emerito Josef Ratzinger. In poco più di un anno insomma la Chiesa passa dallo scoramento di non aver più un Pastore alla gioia di averne quattro.

Qual è però il significato storico di questo evento? “Due uomini coraggiosi” e innovatori, così Papa Bergoglio motiva la canonizzazione. Roncalli e Wojityla, infatti, si opposero alle barbarie e ai totalitarismi del loro tempo. Il ‘900, il “secolo breve”, definizione di uso comune derivata dal titolo del saggio di Eric Hobsbawm, che lo racchiude tra lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la caduta del muro di Berlino – e del Comunismo – nel 1989.

Il primo, Giovanni XXIII, scongiurò il pericolo della terza guerra mondiale, fermando l’invasione americana di Cuba, la famosa crisi della Baia dei Porci, e poi mise mano alla riforma della Chiesa ideando e aprendo il Concilio Vaticano II. A Giovanni Paolo II invece è attribuito il merito di aver minato il Comunismo e dell’aver portato con i suoi numerosi viaggi la parola di Cristo in ogni angolo del mondo, fin dentro casa di dittatori e regimi totalitari: come quelli di Pinochet in Cile, ad esempio, o di Fidel Castro a Cuba. [Read more…]

Credito all’etica

creditoeticaI segnali della ripresa non mancano ma l’economia globale stenta a decollare. A bloccarla sono diversi fattori: il capitalismo nordamericano vecchia maniera, ormai morente, con le sue pretese di dominio in mano a una o due nazioni, il liberismo sfrenato conseguito in Russia alla caduta del comunismo, e il neo populismo nazionalista – e per certi versi nichilista – che con concetti come la “decrescita felice” e il no alla moneta unica europea annichilisce il suo pur rivoluzionario orizzonte politico, sociale ed economico.

Ma il peggior nemico è la corruzione, talmente pernicioso da bloccare di recente perfino il travolgente sviluppo della Cina. Un fenomeno globale, che con l’assurda e immorale pretesa di chi esercita anche un minimo di potere politico di taglieggiare come e peggio della criminalità organizzata il tessuto economico, senza risparmiare nessuno: dal piccolo commerciante e lavoratore autonomo fino alle banche, agli industriali, ai grandi proprietari e ai magnati della finanza.

Ed è stata proprio la corruzione ad aver esasperato numerosi popoli spingendoli alla ribellione, un numero che cresce di mese in mese ormai: dalle primavere arabe al Brasile, dal Venezuela alla Turchia all’Egitto, alla Bosnia-Erzegovina (dove i ceppi etnici slavi e musulmani prima in guerra fra loro protestano insieme), all’Ucraina fino ai Forconi italiani. Movimenti spesso appoggiati se non alimentati anche da ricchi di ogni specie, banchieri compresi, stufi di veder sparire il loro denaro nel gorgo di menzogne e burocrazia della politica. [Read more…]

Il ritorno di Europa

rattoeuropaRacconta la mitologia greca che Europa era una bellissima principessa fenicia, libanese, di cui s’innamorò Zeus. Fu così che il re dell’Olimpo si tramutò in un meraviglioso toro bianco che accucciatosi ai piedi della ragazza la convinse a montargli in groppa e la rapì. Via mare la portò fino all’isola di Creta, dove diedero origine alla civiltà micenea, da cui discese poi quella greca, quella romana e quella occidentale che molti secoli dopo raggiunse anche le Americhe. E dalle Americhe, paradossalmente, ritorna a noi.

Quello che infatti era stato preannunciato da più parti alla fine è successo: il capitalismo di stampo nordamericano si sta sfaldando, rompendo in mille pezzi come un pupo di zucchero. Ne abbiamo già parlato, ma adesso è il momento di chiedersi come e quando tutto questo è iniziato? È possibile poi fare un parallelo o una similitudine con il crollo del Comunismo visto che di mezzo c’è ancora una volta un Papa?

Finita la Seconda Guerra Mondiale il cosiddetto emisfero occidentale del pianeta diventa americano-centrico, dalle Hawaii fino a Berlino Est tutto ruota intorno agli Stati Uniti d’America. L’Europa, che grazie all’Italia pur comincia a dimostrare voglia di autonomia con la nascita della prima Comunità europea (la CECA, comunità europea del carbone e dell’acciaio), è tenuta sotto controllo soprattutto attraverso l’alleato Regno Unito, con lo spionaggio e la testa di ponte economico-finanziaria della Borsa di Londra. E al contempo finanziando ora questo ora quel gruppo eversivo per seminare terrore e disordine. Tecnica questa usata anche nel Mediterraneo e in Medio-Oriente come in America centrale e meridionale, per poi imporre dittatori compiacenti – famosa ad esempio l’Operazione Condor in Sudamerica che portò tra gli anni 60 e 70 all’instaurazione di tutte le dittature dell’area – in modo da avere accesso esclusivo alle risorse naturali: oro, argento, petrolio, gas ecc. [Read more…]