L’equazione della solidarietà

montNiss«Non c’è più religione, neanche in televisione», cantava Vasco Rossi in “Cosa succede in città” già nel 1985. Succede, almeno a Caltanissetta, che invitato dal Vescovo Monsignor Mario Russotto è arrivato nientemeno che il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento – il Vescovo degli immigrati, lo chiamano – a dire che «negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a una drammatica inversione di valori. Con la globalizzazione aumenta la ricchezza ma anche la povertà. Questo perché industria e finanza non riescono a garantire uno sviluppo equilibrato poiché il mercato mette al centro il denaro, il profitto, l’uomo tecnologico, senza alcun riferimento alla religiosità dell’uomo. La globalizzazione per avere successo deve invece porre al centro la dignità umana».

L’incontro che ha visto la partecipazione di Montenegro, inserito nell’ambito del Corso biennale di formazione all’impegno socio-politico promosso dalla Consulta delle Aggregazioni laicali della Diocesi di Caltanissetta, prevedeva anche un altro ospite: Sergio Mattarella.  «Avevamo fatto due invitati – ha rivelato il Vescovo di Caltanissetta – uno non è potuto venire e l’altro eccolo qua: Don Franco Montenegro. Comunque abbiamo portato fortuna a entrambi, perché il primo è stato eletto Presidente della Repubblica e il secondo è stato creato Cardinale».

«Il giudizio della Chiesa sulla globalizzazione si è fatto via via sempre più severo. E oggi siamo all’idolatria della globalizzazione, che come tale pretende i suoi sacrifici umani. Dopo questo c’è solo il far west e la legge del più forte. Questa epoca che stiamo vivendo riguarda il destino dell’umanità. Per invertire la rotta e appianare le diseguaglianze è necessaria la globalizzazione della solidarietà. “Il denaro deve servire ma non governare”, ha detto Papa Francesco». [Read more…]

Quantitative Easing, cronaca di un flop annunciato

Mario Draghi

Sono bastati solo tre giorni dall’avvio del Quantitative Easing per decretarne la sostanziale inefficacia. L’euro aveva cominciato a scricchiolare già giovedì 4 marzo, giorno in cui il direttivo della BCE riunito a Cipro annunciava che il QE, il Piano a rate da 60 miliardi di euro al mese per oltre mille miliardi totali, sarebbe partito lunedì 9 marzo. Ma già mercoledì 11 la moneta unica europea si deprezzava fino a sfiorare la parità con il dollaro USA.

La liquidità messa a disposizione dalla Banca Centrale Europea è stata dunque quasi del tutto prosciugata dai mercati finanziari senza avere alcun effetto di sollievo per l’economia reale, quella che davvero ha bisogno di liquidità. Peggio. I soldi non sono nemmeno arrivati alle banche, le quali secondo i programmi dovevano usarli per fare nuovo credito. Praticamente un disastro, con l’ulteriore danno del crollo dell’euro, che almeno prima ci proteggeva dall’invadenza degli altri grandi player geopolitico-economici mondiali. Infatti, non a caso, proprio l’11 marzo alcune potenti banche cinesi hanno tento di acquistare il debito greco.

Che l’iniezione di denaro fresco dall’alto non avrebbe funzionato questo blog lo aveva anticipato ancora prima che il Quantitative Easing fosse concepito, a novembre dello scorso anno in Restituire la fiducia. [Read more…]

IlFattoFemminile/ Harem, un mondo di donne e di solidarietà

“Pool in a Harem”, Jean-Leon Gerome, 1876 ca.

Ero poco meno che maggiorenne quando una mattina invece dal solito sussurro di mia madre fui svegliato da un urlo agghiacciante. Proveniva dalla stanza di mia sorella. A seguirlo fu un pianto a dirotto, inconsolabile, uno scalpiccìo frettoloso, un rumore d’acqua scrosciante. Mi alzai, ormai rassegnato a servirmi il caffè da solo, invece che averlo servito a letto, mi lavaii, mi vestii e me ne andai a scuola. Poi camminando, tra le urla del mercato e il traffico del mattino, compresi: una bambina era diventata donna.

Ripenso a questo episodio mentre mi accingo a scrivere ed entrare idealmente nel sancta sanctorum della femminilità. Alla ricerca di non so bene ancora cosa. Ma ben sapendo che per l’uomo sorpreso a curiosare in tali proibiti ambienti c’è la morte. Mi serve dunque una guida, una sorta di Beatrice, “una spia nella casa dell’amore”. Ma per mia fortuna ho per i libri la stessa inclinazione che le donne hanno per le scarpe. E così girando per feste di paese e scartabellando oziosamente su una bancarella di libri ho trovato per caso questo: Silvia Mantini, Harem, un mondo di donne, Giunti Editore. L’autrice è ricercatrice di Storia moderna presso l’Università dell’Aquila e ha condotto ricerche di storia della mentalità e dei comportamenti collettivi, con particolare attenzione al mondo femminile. [Read more…]

Restituire la fiducia

Enrico Letta e Matteo Renzi

“Coniugare crescita e rigore”. Così il polacco Donald Tusk ha esordito insediandosi nella carica di Presidente del Consiglio dell’Unione europea e subentrando a Herman Van Rompuy. Un posto che da sempre è ad appannaggio di una persona indicata dal Bilderberg, il Comitato internazionale che influenza gli equilibri monetari, finanziari e sociali di tutto il mondo. Su quella poltrona avrebbe dovuto esserci però Enrico Letta, ma la insensata pervicacia e ripicca ha condotto Matteo Renzi a respingere la prestigiosa offerta del Bilderberg all’Italia e a pretendere invece l’irrilevante e senza portafoglio Commissario agli Esteri: portando così l’Italia, come mai era successo prima, fuori da tutte le stanze che in Europa contano davvero.

Se il Bilderberg si esprime in tali termini vuol dire che la ferrea alternativa tra austerity e crescita proclamata in lungo e in largo da Renzi è falsa. Egli in definitiva se continua a chiedere di allentare il rigore sui conti pubblici finisce per essere il frontman della partitocrazia consociata che vuole continuare a banchettare alle spalle del popolo e delle istituzioni finanziarie. Ma come si è arrivati a questo punto?

Secondo quanto risulta a IlFattoGlobale tutto è iniziato il 4 gennaio 2014 a Napoli. Dove è stato tacitamente siglato un accordo bancario internazionale tra i Rothschild, storici finanziatori della politica, e lo Stato italiano. Accordo di cui erano informati sia il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale quel giorno si trovava a Napoli, a Villa Rosebery, insieme al sindaco Luigi De Magistris giunto in visita di cortesia. In realtà il patto pur prendendo le mosse dalla situazione italiana fu ben più ampio dell’Italia, coinvolgendo l’intera Europa. [Read more…]

Il cliente, l’avvocato e l’esperto di PR: la sinergia che ha salvato Richard Grasso

rgrassoÈ fondamentale il ruolo delle Relazioni Pubbliche. Specie quando una persona, mentre ricopre un incarico di grande prestigio e responsabilità, è travolta da una vicenda giudiziaria e dalla conseguente gogna mediatica. Ad esserne pienamente convinto è Richard Grasso, ex Presidente e Amministratore Delegato della Borsa di New York. All’atto del suo ritiro (o siluramento, come lui stesso lo definisce), l’amministrazione di Wall Street avrebbe dovuto liquidargli quasi 140 milioni di dollari. Una cifra astronomica – considerato che eravamo nel 2003 e che Grasso aveva diritto a un’ulteriore integrazione di 48 milioni. La causa civile che ne è seguita si è conclusa soltanto lo scorso 1° luglio, perché il procuratore generale dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha rinunciato a fare appello contro la sentenza che permetterà a Grasso di riscuotere l’intera somma.

Incalcolabile, invece, il danno d’immagine. Davanti alle massime autorità federali americane, agli investitori e ai risparmiatori. Ovvero tutti coloro che fino a quel punto avevano apprezzato le capacità di Grasso. Quelle espresse durante la sua ventennale carriera all’interno del New York Stock Exchange, raggiungendo il massimo della popolarità e stima nei mesi successivi all’attentato dell’11 settembre 2001, quando con mano ferma guidò il Mercato fuori dalla sacca di prostrazione morale ed economica in cui era stato trascinato. [Read more…]

Stato asociale

sciasciamareIntendiamoci subito facendo una distinzione fondamentale, che seppur prevista dalla Costituzione italiana è ampiamente passata di moda: una cosa è lo Stato, altra i partiti politici. Lo Stato di per sé non è nemico del cittadino. È stata la partitocrazia e il consociativismo a renderlo tale.

«Siamo entrati in una fase pre-Montesquieu», spiegava Leonardo Sciascia citando La Costituzione di carta di Mario D’Antonio (Giuffrè Editore), «i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr), che dovrebbero restare indipendenti, si sono riunificati nella partitocrazia. Cioè i partiti fanno le leggi, le fanno eseguire e le fanno giudicare. Quando c’è questo una democrazia non esiste più».

In parlamento, prosegue Sciascia nel video assemblato per YouTube, siedono 600 anime morte. Gente che non è mai intervenuta. E che forse neanche ha un punto di vista suo personale su quello che vota. Siamo dunque di fronte a una casta e ai suoi fantocci. La situazione peggiore per delegare loro una riforma istituzionale, ammesso e non concesso che questa sia cruciale per uscire dalla palude della crisi dove sempre loro ci hanno relegato e ci costringono a restare. [Read more…]

Comunicare la crisi: la lezione del fallimento Lehman Brothers

1523Il dramma si è consumato nell’arco di un weekend. Così breve è stato il tempo intercorso tra i rumors di un possibile crollo di Lehman Brothers e la dichiarazione ufficiale dello stato di crisi da parte della Banca d’affari. Una rapida concatenazione di eventi – intesi anche come mediatici – che ha colto tutti di sorpresa. Primi fra questi i dipendenti, che hanno saputo del fallimento dai giornalisti. E neanche da radio, televisioni o internet. Ma dai reporter che lunedì mattina erano assiepati davanti agli uffici dell’istituto di credito.

Alla catastrofe finanziaria e mediatica si è dunque aggiunto il disastro della comunicazione interna. A quel punto ognuno ha reagito a modo suo: alcuni lavoratori hanno inscenato un improbabile sciopero (contro un datore di lavoro virtualmente scomparso). Altri hanno raggiunto le loro postazioni di lavoro per ritirare gli effetti personali. Nel caos generale, la banca pubblica tedesca KFW ha accredito per errore alla Lehman 300 milioni di euro, subito inghiottiti nel gorgo del fallimento per la rabbia dei contribuenti germanici.

I responsabili della comunicazione di Lehman Brothers potevano evitare tutto questo? Probabilmente no. Cosa si può sostenere di fronte alla più grande bancarotta della storia? Come si spiegano agli investitori e ai dipendenti un debito da 613 miliardi di dollari e 26 mila posti di lavoro perduti? Eppure, secondo l’opinione di alcuni esperti di PR espressa in Rete, da questi fatti è possibile trarre alcuni insegnamenti su come gestire la comunicazione di una crisi aziendale, e soprattutto su come giungere a un evento inevitabile nel miglior clima possibile. [Read more…]

Reputation: la provocatoria lezione del caso Bernard Madoff

3415Più o meno 50 miliardi di dollari. Più o meno tre volte il crack Parmalat. A tanto ammonta il fallimento della Bernard Madoff Investment Securities detonato ai primi di dicembre del 2008. La più grande e longeva truffa mai realizzata da una sola persona, attraverso il noto “Ponzi scheme”. Una gigantesca catena di S. Antonio, che ha messo nel sacco investitori di lungo corso, star di Hollywood, un premio Nobel (Elie Wiesel) e tante istituzioni benefiche. Insomma la “crema” della finanza newyorkese (e quindi americana), compresi tanti appartenenti alla comunità ebraica.

L’entità del danno, la notorietà delle vittime e il processo (attualmente in corso) hanno spostato il punto d’osservazione verso il gossip e la cronaca giudiziaria. Nessuno quindi si è chiesto come abbia fatto Madoff a raggirare tanti navigati investitori per così tanto tempo. Infatti, secondo la ricostruzione effettuata dagli ispettori della Security Exchange Commission, la sequenza di versamenti e rimborsi risale senza interruzioni fino al 1970.

La prima risposta è la più maliziosa: Madoff potrebbe aver contato sulla complicità dei suoi principali clienti, oltre che su quella dei parenti che lavoravano con lui (i figli, il fratello e altri). Ma di questo, almeno per il momento, non esiste alcuna prova. In aula, pochi giorni fa, “Bernie” (così lo chiamavano gli amici) si è dichiarato unico colpevole. [Read more…]

Credito all’etica

creditoeticaI segnali della ripresa non mancano ma l’economia globale stenta a decollare. A bloccarla sono diversi fattori: il capitalismo nordamericano vecchia maniera, ormai morente, con le sue pretese di dominio in mano a una o due nazioni, il liberismo sfrenato conseguito in Russia alla caduta del comunismo, e il neo populismo nazionalista – e per certi versi nichilista – che con concetti come la “decrescita felice” e il no alla moneta unica europea annichilisce il suo pur rivoluzionario orizzonte politico, sociale ed economico.

Ma il peggior nemico è la corruzione, talmente pernicioso da bloccare di recente perfino il travolgente sviluppo della Cina. Un fenomeno globale, che con l’assurda e immorale pretesa di chi esercita anche un minimo di potere politico di taglieggiare come e peggio della criminalità organizzata il tessuto economico, senza risparmiare nessuno: dal piccolo commerciante e lavoratore autonomo fino alle banche, agli industriali, ai grandi proprietari e ai magnati della finanza.

Ed è stata proprio la corruzione ad aver esasperato numerosi popoli spingendoli alla ribellione, un numero che cresce di mese in mese ormai: dalle primavere arabe al Brasile, dal Venezuela alla Turchia all’Egitto, alla Bosnia-Erzegovina (dove i ceppi etnici slavi e musulmani prima in guerra fra loro protestano insieme), all’Ucraina fino ai Forconi italiani. Movimenti spesso appoggiati se non alimentati anche da ricchi di ogni specie, banchieri compresi, stufi di veder sparire il loro denaro nel gorgo di menzogne e burocrazia della politica. [Read more…]

Capitale mio capitale

walt whitmanIl comunismo è morto. E neanche il capitalismo si sente tanto bene. Anzi, sarebbe anch’esso clinicamente defunto, ma nei suoi confronti è in atto una sorta di accanimento terapeutico. Chi ha interesse a tenerlo in vita? E soprattutto, esiste un’alternativa, una terza via ai due principali sistemi socio-economici che hanno segnato la storia dell’umanità dalla rivoluzione industriale a oggi? Per provare a rispondere dobbiamo fare però qualche passo indietro, nello spazio oltre che nel tempo.

“O Capitano, mio Capitano!” è il titolo dell’ode ad Abraham Lincoln scritta dal poeta americano Walt Whitman dopo l’assassinio (del Presidente che abolì la schiavitù (per mano di quello che diventerà famoso come il solito “gesto di un folle”). Un tipo tutto particolare Whitman, come ogni poeta visionario del resto: lavoratore saltuario, insegnante, sessualmente disordinato, accusato di pedofilia, di spirito e aspetto da barbone. Una vita ai margini di una società che ancora non marginalizzava, precursore quindi di quella che sarebbe stata ed è la piaga più feroce del capitalismo: il darwinismo sociale, l’esclusione, l’accattonaggio, le favelas e le bidonville, le periferie e il disagio. Quelle raccontate più avanti, per esempio, da Jack Kerouac e dalla Beat Generation o da Pier Paolo Pasolini. [Read more…]