Credito all’etica

creditoeticaI segnali della ripresa non mancano ma l’economia globale stenta a decollare. A bloccarla sono diversi fattori: il capitalismo nordamericano vecchia maniera, ormai morente, con le sue pretese di dominio in mano a una o due nazioni, il liberismo sfrenato conseguito in Russia alla caduta del comunismo, e il neo populismo nazionalista – e per certi versi nichilista – che con concetti come la “decrescita felice” e il no alla moneta unica europea annichilisce il suo pur rivoluzionario orizzonte politico, sociale ed economico.

Ma il peggior nemico è la corruzione, talmente pernicioso da bloccare di recente perfino il travolgente sviluppo della Cina. Un fenomeno globale, che con l’assurda e immorale pretesa di chi esercita anche un minimo di potere politico di taglieggiare come e peggio della criminalità organizzata il tessuto economico, senza risparmiare nessuno: dal piccolo commerciante e lavoratore autonomo fino alle banche, agli industriali, ai grandi proprietari e ai magnati della finanza.

Ed è stata proprio la corruzione ad aver esasperato numerosi popoli spingendoli alla ribellione, un numero che cresce di mese in mese ormai: dalle primavere arabe al Brasile, dal Venezuela alla Turchia all’Egitto, alla Bosnia-Erzegovina (dove i ceppi etnici slavi e musulmani prima in guerra fra loro protestano insieme), all’Ucraina fino ai Forconi italiani. Movimenti spesso appoggiati se non alimentati anche da ricchi di ogni specie, banchieri compresi, stufi di veder sparire il loro denaro nel gorgo di menzogne e burocrazia della politica. [Read more…]

Capitale mio capitale

walt whitmanIl comunismo è morto. E neanche il capitalismo si sente tanto bene. Anzi, sarebbe anch’esso clinicamente defunto, ma nei suoi confronti è in atto una sorta di accanimento terapeutico. Chi ha interesse a tenerlo in vita? E soprattutto, esiste un’alternativa, una terza via ai due principali sistemi socio-economici che hanno segnato la storia dell’umanità dalla rivoluzione industriale a oggi? Per provare a rispondere dobbiamo fare però qualche passo indietro, nello spazio oltre che nel tempo.

“O Capitano, mio Capitano!” è il titolo dell’ode ad Abraham Lincoln scritta dal poeta americano Walt Whitman dopo l’assassinio (del Presidente che abolì la schiavitù (per mano di quello che diventerà famoso come il solito “gesto di un folle”). Un tipo tutto particolare Whitman, come ogni poeta visionario del resto: lavoratore saltuario, insegnante, sessualmente disordinato, accusato di pedofilia, di spirito e aspetto da barbone. Una vita ai margini di una società che ancora non marginalizzava, precursore quindi di quella che sarebbe stata ed è la piaga più feroce del capitalismo: il darwinismo sociale, l’esclusione, l’accattonaggio, le favelas e le bidonville, le periferie e il disagio. Quelle raccontate più avanti, per esempio, da Jack Kerouac e dalla Beat Generation o da Pier Paolo Pasolini. [Read more…]

Donne sull’orlo di una rivoluzione globale

Tre donne, tutte nissene. Una appena eletta onorevole, una morta di fame al rione Provvidenza e l’altra vittima di un’aggressione all’arma bianca. A loro è dedicato – e a tutte le donne della città della donna, Qalat-anissaAmy questo viaggio nel mondo al femminile che cambia ma che stenta a farsi strada, proprio nell’Occidente industrializzato dove le donne hanno (o avrebbero) raggiunto il grado di emancipazione più elevato al mondo. Viaggio che non può iniziare se non dalla patria della Rivoluzione Industriale, il Regno Unito.

È un giorno umido d’estate del 2011 a Londra quando la cantautrice Amy Winehouse è trovata esanime da una guardia del corpo nel suo appartamento di Camden Square. È ridotta uno scheletro. A ucciderla a soli 27 sarebbero stati gli abusi di alcool e droghe e i disordini alimentari iniziati con il legame e il matrimonio con Blake Fielder-Civil, il quale dopo la morte della ex moglie tenta il suicidio con un cocktail di farmaci affermando dopo essere uscito dal coma che “ho portato mia moglie giù per una strada che non avrebbe mai dovuto percorrere”. [Read more…]