Panama Papers e le prove del consociativismo in Italia

dellutriTutti i governi del post “Mani Pulite” sono figli del consociativismo politico-affaristico destra-sinistra. Rubavano insieme e tenevano (e tengono) la refurtiva nello stesso posto, ma facevano finta di litigare e di alternarsi.

Poi, per sommo sfregio al popolo, alla Costituzione e alla democrazia si sono addirittura messi insieme. Nel Governo Monti, in quello Letta e infine in quello Renzi. Con il Patto del Nazareno, con Alfano e con Verdini.

Se questa boutade dovesse rivelarsi vera prendetevela con Marcello Dell’Utri. E soprattutto con la sua discreta e ineffabile compagni carceraria all’interno della Casa Circondariale di Parma. E cioè Totò Riina, Piddu Madonia e Massimo Carminati.

“Leave the gun, take the cannoli”. E la mafia non sparò più

leavetheguntakethecannoliLa mafia non uccide più ma nessuno ne parla né rivendica il merito di tanto risultato. Risale infatti al marzo del 2014 l’ultimo omicidio qualificato come “di stampo mafioso” dagli inquirenti. E dal 2011 a oggi in Sicilia si contano soltanto quattro agguati mortali di mafia.

Certo 671 giorni consecutivi senza piombo sono una serie difficilmente riscontrabile nella storia della criminalità organizzata siciliana, sebbene non sufficienti per chiedere lo smantellamento del costoso carrozzone Antimafia. Ma qualche domanda bisogna pur farsela, perché senza armi non c’è intimidazione e senza intimidazione non c’è omertà. E senza omertà non c’è mafia.

Questi sono infatti i capisaldi della definizione ufficiale di mafia offerta dall’articolo 416-bis del Codice Penale (Associazione a delinquere di stampo mafioso): “L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento che ne deriva”. [Read more…]

L’equazione della solidarietà

montNiss«Non c’è più religione, neanche in televisione», cantava Vasco Rossi in “Cosa succede in città” già nel 1985. Succede, almeno a Caltanissetta, che invitato dal Vescovo Monsignor Mario Russotto è arrivato nientemeno che il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento – il Vescovo degli immigrati, lo chiamano – a dire che «negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a una drammatica inversione di valori. Con la globalizzazione aumenta la ricchezza ma anche la povertà. Questo perché industria e finanza non riescono a garantire uno sviluppo equilibrato poiché il mercato mette al centro il denaro, il profitto, l’uomo tecnologico, senza alcun riferimento alla religiosità dell’uomo. La globalizzazione per avere successo deve invece porre al centro la dignità umana».

L’incontro che ha visto la partecipazione di Montenegro, inserito nell’ambito del Corso biennale di formazione all’impegno socio-politico promosso dalla Consulta delle Aggregazioni laicali della Diocesi di Caltanissetta, prevedeva anche un altro ospite: Sergio Mattarella.  «Avevamo fatto due invitati – ha rivelato il Vescovo di Caltanissetta – uno non è potuto venire e l’altro eccolo qua: Don Franco Montenegro. Comunque abbiamo portato fortuna a entrambi, perché il primo è stato eletto Presidente della Repubblica e il secondo è stato creato Cardinale».

«Il giudizio della Chiesa sulla globalizzazione si è fatto via via sempre più severo. E oggi siamo all’idolatria della globalizzazione, che come tale pretende i suoi sacrifici umani. Dopo questo c’è solo il far west e la legge del più forte. Questa epoca che stiamo vivendo riguarda il destino dell’umanità. Per invertire la rotta e appianare le diseguaglianze è necessaria la globalizzazione della solidarietà. “Il denaro deve servire ma non governare”, ha detto Papa Francesco». [Read more…]

La mafia degli intelligenti

Alla Noce (Ferdinando Scianna)

Quando mi è stata offerta la possibilità di scrivere su IlFattoNisseno, nel gennaio del 2013, mi sono chiesto come mai Leonardo Sciascia che è stato il primo a scrivere di mafia – con Il giorno della civetta – e forse anche l’ultimo, non abbia mai subito un attentato o la benché minima intimidazione. Nel dubbio decisi di far esordire IlFattoGlobale proprio con questo argomento: La mafia desnuda. Ed è con lo stesso dubbio che il 28 novembre 2014 sono stato a Racalmuto in occasione del 25° anniversario della scomparsa di Sciascia celebrato dalla Fondazione che porta il suo nome.

grassoAd aiutarmi a scioglierlo, quel dubbio, è stato anzitutto il Presidente del Senato Pietro Grasso, intervenuto con una Lectio Magistralis dal titolo “L’impegno civile di Sciascia”. Sulla quale non sto certo a fare commenti, proponendo invece il testo integrale e il servizio televisivo realizzato da Agrigento Tv con l’intervista a Grasso. Ma a convincermi infine del tutto è stato il video-messaggio inviato dal maestro Andrea Camilleri. E in particolare l’episodio che lo vide protagonista insieme a Sciascia.

Giunto in contrada Noce, nel buen ritiro di campagna dove Sciascia lo aveva invitato a raggiungerlo, Camilleri non lo trovò. Chi lo accolse gli disse di accomodarsi, che lo avrebbero cercato per telefono per avvertirlo del suo arrivo. Ma Camilleri rifiutò dicendo che sarebbe andato lui stesso a cercarlo in paese. Arrivato a Racalmuto cominciò a chiedere ai paesani se per caso avessero visto Sciascia “il maestro… lo scrittore… Sciascia”. Macché, nessuno lo conosceva. Neanche sentito nominare.

camilleriE così continuando a chiedere nonostante i dinieghi Camilleri arrivò fino in fondo al corso, dove finalmente incontrò Sciascia: “Benvenuto, prendiamoci un caffè”. Camilleri fece per infilarsi nel primo bar a tiro, ma Sciascia lo bloccò: “No non questo, laggiù in fondo”. E prendendolo sottobraccio gli fece rifare a piedi tutto il corso. Improvvisamente tutti conoscevano Sciascia, tutti lo salutavano, notò Camilleri. E senza dire niente al suo ospite pensò: “Allora prima lo proteggevano”.

IlFattoFemminile/ La “Strada degli scrittori” è donna

Lina Riccobene

In auto, viaggiando sotto la pioggia tra buche e fanghiglia, pensavo sarebbe stata un’intervista tra le più difficili e complesse. E invece tutti i timori si sono sciolti in pochi minuti seduto in un elegante salotto affacciato sul castello arabo-normanno di Delia e davanti a un buon caffè. Grazie a Lina Riccobene, donna di molte virtù, interessi e iniziative – un personaggio unico e raro nel panorama della provincia di Caltanissetta – insomma un vulcano. Ma rassicurante, che non travolge, che non distrugge. Anzi, costruisce, coinvolge e diverte. Osservazioni le sue sempre puntuali, circostanziate e illuminanti.

Un mix tanto inestricabile quanto convincente di esperienza da insegnante elementare, di psicologa, di saggezza popolare, di commedia brillante, di poesia e non ultima di mamma e nonna. Un esempio lampante è il suo pensiero sulla questione femminile, quella per cui questa stessa rubrica è nata: «Sì è vero – dice – il ruolo delle donne è cambiato. Ma anche noi sbagliamo. E il primo nemico della donna è la donna stessa. Proprio per questo è necessario che ci assumiamo le nostre responsabilità senza scaricarle sugli uomini. Io ho grande rispetto per l’uomo. La figura maschile è fondamentale per la donna. La quale pur essendo diventata attiva, dinamica, intraprendente e perche no anche dominante ha sempre bisogno di sentirsi rassicurata, protetta ». [Read more…]

IlFattoFemminile/ Harem, un mondo di donne e di solidarietà

“Pool in a Harem”, Jean-Leon Gerome, 1876 ca.

Ero poco meno che maggiorenne quando una mattina invece dal solito sussurro di mia madre fui svegliato da un urlo agghiacciante. Proveniva dalla stanza di mia sorella. A seguirlo fu un pianto a dirotto, inconsolabile, uno scalpiccìo frettoloso, un rumore d’acqua scrosciante. Mi alzai, ormai rassegnato a servirmi il caffè da solo, invece che averlo servito a letto, mi lavaii, mi vestii e me ne andai a scuola. Poi camminando, tra le urla del mercato e il traffico del mattino, compresi: una bambina era diventata donna.

Ripenso a questo episodio mentre mi accingo a scrivere ed entrare idealmente nel sancta sanctorum della femminilità. Alla ricerca di non so bene ancora cosa. Ma ben sapendo che per l’uomo sorpreso a curiosare in tali proibiti ambienti c’è la morte. Mi serve dunque una guida, una sorta di Beatrice, “una spia nella casa dell’amore”. Ma per mia fortuna ho per i libri la stessa inclinazione che le donne hanno per le scarpe. E così girando per feste di paese e scartabellando oziosamente su una bancarella di libri ho trovato per caso questo: Silvia Mantini, Harem, un mondo di donne, Giunti Editore. L’autrice è ricercatrice di Storia moderna presso l’Università dell’Aquila e ha condotto ricerche di storia della mentalità e dei comportamenti collettivi, con particolare attenzione al mondo femminile. [Read more…]

Chi ha paura dell’Ucraina

odessaL’Ucraina desidera l’Europa più di quanto l’Europa desideri l’Ucraina. Dietro le aperture e il sostegno di facciata alla nazione ex sovietica le grandi nazioni europee come Francia e Germania la temono. Entrando nell’Unione, infatti, ne sarebbe il principale paese per estensione territoriale, con una potenzialità economica (è il maggior produttore di grano al mondo, a cui si aggiungono le risorse naturali in situ e in transito dalla Russia) capace di spostare verso Est il centro degli equilibri europei.

Ma Francia e Germania sbagliano. Perché l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione è il più grosso affare che l’Europa possa mai concludere nella sua storia millenaria. Neanche Alessandro Magno si spinse a tanto. Nemmeno l’Impero Romano. Né fu permesso a Hitler. Con il plusvalore che la voglia di Europa dell’Ucraina non è indotta da invasioni militari o ricatti economici, ma legata solo e indissolubilmente alla volontà del popolo ucraino, espressa fin dall’inizio della rivolta contro il satrapo Yanukovich affiancando alla bandiera nazionale quella europea, e che guardacaso hanno gli stessi colori.

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