Giornalisti, l’Ordine scaccia i disoccupati

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ma noi veniamo cancellati dall’Albo dei giornalisti perché disoccupati. Pur avendo sostenuto e passato un esame di Stato gestito dal medesimo Ordine professionale. Titolo che ci dà diritto di essere tutelati dal nostro Ordine a prescindere dall’adempimento di ulteriori obblighi oltre il pagamento della quota annuale di iscrizione. Prova ne sia che per il mancato adempimento degli obblighi formativi non è prevista l’immediata radiazione. Tutto ciò oltre che clamorosamente incostituzionale contraddice la stessa ragion d’essere dell’Ordine in questione.

Come la mettiamo poi col fatto che la Cassa di Previdenza – la Casagit – riconosce uno dei più ricchi trattamenti di disoccupazione in Italia qualunque sia la causa della perdita del lavoro – io stesso ne ho usufruito nonostante fossi stato io a licenziarmi -, mentre questa stessa disoccupazione per l’Ordine è causa di cancellazione dall’Albo?

Tutto questo discende dall’eterna contraddizione del giornalista in Italia, che al contempo è libero professionista e dipendente. Senza un datore di lavoro, senza un editore semplicemente non esiste. Anzi addirittura viene cancellato dall’Albo dopo soli due anni di disoccupazione. E così mentre l’Ordine se la tira da libero professionista, la Cassa di Previdenza si comporta come quella degli altri lavoratori dipendenti riconoscendogli un trattamento di disoccupazione a differenza di tutte le altre casse dei professionisti. Epperò chi vuole davvero essere un libero professionista di fatto e di diritto non può esserlo.

Non è mai un fatto personale, disse qualcuno (credo Mario Puzo ne Il Padrino). Anche quando lo è, aggiungo io. E il segreto sta nel far coincidere la propria questione personale con la soluzione di un problema più generale e diffuso. È quindi con l’intento di permettere ad altri giornalisti di riconoscervisi, in tutto o in parte, che faccio qui di seguito accenno alla mia vicenda personale.

Ho sostenuto l’esame per diventare giornalista il 31 ottobre 2001 (lo scritto) e il 14 marzo 2002 (l’orale). All’epoca ero praticante giornalista assunto presso la redazione di ItaliaOggi, a Milano. Passato l’esame mi sono iscritto all’Ordine come professionista e sono stato assunto come redattore ordinario.

A novembre dello stesso anno 2002 ho dato le dimissioni. Sono rimasto in redazione fino al febbraio 2003, poi ho chiesto e ottenuto il trattamento di disoccupazione e nel 2004, dato che avevo passato anche l’esame di abilitazione alla professione di avvocato, ho aperto uno studio legale riprendendo anche a collaborare con ItaliaOggi. E all’Ordine dei giornalisti della Lombardia chiesi e ottenni di essere passato d’ufficio dall’Albo dei professionisti a quello dei pubblicisti.

Quindi diciamo che non percepisco una retribuzione di tipo giornalistico almeno dal 2005, più i due anni di tolleranza andiamo al 2007. Facciamo allora che a seguito della cancellazione mi restituite 10 anni di quote di iscrizione con gli interessi, eh? Altrimenti non è una revisione ma darwinismo professionale. A proposito, cos’è questa nella foto? È legittima una dichiarazione dei redditi ultrannuale? No. Se non la chiede il Fisco nessun altro è autorizzato a chiederla.

Intanto nel 2006 ricevetti una proposta di lavoro come content manager da un’agenzia di comunicazione con sede a Roma, chiusi lo studio, chiesi la cancellazione dall’Ordine degli avvocati e mi trasferii nella Capitale. Compresa l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti (Albo pubblicisti) dalla Lombardia al Lazio. Dove rimasi fino al 2014 quando l’altra agenzia a cui ero passato, sempre con un contratto a progetto, non mi rinnovò più l’ingaggio. E così me ne tornai in Sicilia.

Solo quest’anno però, a seguito di vicende personali e familiari che mi è doloroso raccontare, ho chiesto il trasferimento dell’iscrizione all’Albo pubblicisti dall’Odg Lazio a quello della Sicilia riuscendo a completare amministrativamente e monetariamente la pratica a ottobre 2018: 120 euro di iscrizione, più 60 di diritti di cancelleria, più 40 di tesserino. Non mi è ancora arrivato il tesserino che vengo convocato dal disciplinare perché non ho adempiuto agli obblighi formativi e non ho la PEC. Apro la PEC, anche per avere notificata la censura, e inizio a seguire i corsi disponibili. Ma invece della censura via PEC ricevo una raccomandata a/r via posta dove praticamente mi si dice che sono fuori dall’Ordine perché disoccupato!?

Non è mai un fatto personale, anche quando lo è. Per questo non vi farò causa e nemmeno risponderò a questo insulto alla mia libertà e alla mia professionalità e a voi stessi. Cancellatemi pure. Semplicemente non voglio più avere niente a che spartire con l’Ordine dei giornalisti. Ma trovatevi un buon avvocato, perché se qualche altro giornalista nelle stesse condizioni si prende di puntiglio rischiate di finire davanti alla Corte costituzionale.

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