Romanzo Carnale/ Capitolo III: L’educazione zarista

IMG_20151126_200212Non che fosse vecchia. Ma neanche giovane. Semplicemente Marina Seminova era una donna fuori dal tempo. E a volte anche dallo spazio. Portava un orologio da polso sempre fermo, un modello degli anni 10 che valeva una fortuna, eredità della nonna. E vestiva sempre elegantemente fuori moda e fuori stagione. In lei tutti gli infiniti volti della femminilità si sfidavano in esagerazione. Cinica e crudele e un secondo dopo materna in modo stucchevole e insensatamente apprensivo.
– Perché fai così?
– Mai più farai questa domanda, a nessuna, mai. Me l’aspettavo. Hai resistito però. E siccome mi pagano per insegnare e tu sei qui per imparare ti risponderò. Perché così non avrai mai problemi con nessuna.
Lo scafo-taxi accostò alla banchina. Marina salì dopo i bauli del suo bagaglio. Jimmy si fece avanti. – No tu no, non scendo nel migliore Hotel di Venezia con uno scaricatore di porto. Questo è l’indirizzo del tuo Bed&Breakfast.
Jimmy si diresse rassegnato verso la fermata del vaporetto ripensando alle parole di Don Worry: “She will teach you good manners”.

IMG-20151127-WA0001Tutto era occorso solo qualche settimana prima. Anche se a Jimmy sembrava un’eternità immerso com’era nel no time no space di Marina. Quel giorno stava tracchiggiando con l’ormeggio di un cargo ucraino facendo come al solito finta di non sentire gli improperi irripetibili che arrivavano dai marinai a bordo, quando vide in lontananza avvicinarsi Don Anastasia insieme a un distinto signore, anziano ma ancora vispo.

Era Don Worry, sceso a New York da Buffalo nell’esercizio del suo gravosissimo ufficio: restituire dignità e decoro alla Cosa Nostra americana. Ma tutto questo Jimmy non lo poteva né doveva sapere. E in parte nemmeno Don Anastasia lo sapeva. Conosceva le ragioni di quella visita, ma non sapeva cosa il vecchio avesse in mente di fare. L’illuminazione a Don Worry era arrivata all’improvviso, come quell’infinitamente piccolo scatto di temperatura che torna a far ruggire le cascate del Niagara dopo il gelo dell’inverno, semplicemente osservando sua moglie confabulare con le amiche. Le donne erano la soluzione.

La Cosa Nostra era in crisi profonda. Dei fasti del passato non era rimasto quasi neanche il ricordo. Le inchieste giudiziarie e i pentimenti l’avevano falcidiata. E come se non bastasse le fiction televisive e il cinema l’avevano ridotta a una ridicola comitiva di depressi. Così quei pochi ancora in grado di discernere che erano rimasti si erano rivolti a Calogero Vorrica. Così si chiamava quando più di 60 anni prima era scappato da Albavilla, in Sicilia, per sfuggire alla lupara di uno secondo cui quel bambino aveva visto quello che non doveva vedere.

Ma all’America Don Worry non aveva mai avuto problemi con nessuno, né con la legge né con i fuorilegge. Aveva prestato servizio nell’Esercito degli Stati Uniti d’America, come i suoi due figli del resto, tirati su con una piccola ditta di import-export. Non era ricco, ma era molto rispettato. E in tanti, anche uomini potenti, andavano a trovarlo per chiedergli consiglio.

portonewyorkQuando furono più da presso Don Anastasia fece segno a Jimmy di avvicinarsi. Con grande sorpresa di entrambi, principale e manovale, Don Worry si tolse il cappello e gli rivolse un leggero inchino. ‘Ma che minchia fa si leva u cappeddu davanti a una nullità?’ pensò Anastasia. “goo goo goodmonin’” disse Jimmy imbarazzato da cotanto e secondo lui del tutto immeritato rispetto togliendosi il cappellaccio da lavoro. Perdipiù lì al porto lo trattavano tutti come una pezza da piedi, capintesta e operai. E il suo stesso nome – Jimmy Quangio, cioè dimmi quando – era uno sfottò del suo modo di parlare. Era dislessico. “Humble with humble, great with the great” sussurrò Don Worry “torna pure al tuo lavoro”. E quando si furono allontanati ad Albert Anastasia disse “mandamelo a Buffalo”.
Jimmy non sapeva che prima di avvicinarsi Don Worry aveva chiesto a Don Anastasia “cu è stu beddu picciottu che si rovina le mani con quelle corde? A quello le fimmine se lo mangiano con gli occhi”. E l’Orso aveva acconsentito a presentarglielo non senza mostrare uno sguardo di disappunto.

“Ah eccoti finalmente, deficiente. Ma pensa tu se con tanti bravi picciotti siciliani e calabresi che ci sono il vecchio doveva scegliere proprio a tia”, esordì Don Anastasia quando Jimmy entrò nel suo ufficio. In verità il tono sprezzante di Anastasia era dovuto al fatto che Jimmy era un operaio modello. Mai una lamentela, mai una rivendicazione. Prendeva quello che gli davano, lavorava e taceva. Anche perché ogni volta che apriva bocca lo sfottevano. Ma purtroppo il pessimo carattere non permetteva al boss dei portuali di esprimere in maniera compiuta i propri sentimenti. E questo, tra sé e sé, lo faceva incazzare ancora di più. “Questo è il biglietto del treno. E questo è l’indirizzo. E questi sono i soldi per il taxi. Mi raccomando. E ricordati, qualsiasi cosa succeda tu resti un mio dipendente”.

E così Jimmy, che mai si era allontanato da Brooklyn e da New York salì su un treno diretto a Buffalo. Ndriiin! Jimmy si aspettava un energumeno, una guardia del corpo, un guardaspalle, una faccia da malacarne. E invece dall’uscio di quell’anonima villetta alla periferia di Buffalo spuntò un faccino sorridente incorniciato da una bella pettinatura brizzolata. “Goo goo goommonin’, am am…”. “Ma come sei sciupato u figghiu, vieni con me”. Mrs. Worry non lo lasciò nemmeno finire di parlare e per il bavero lo trascinò in cucina. Jimmy stava addentando l’ultima polpetta quando il vecchio comparve sull’uscio lasciandolo a bocca aperta. Mosse solo gli occhi “ingoia. E seguimi”.

Quando furono nello studiolo Don Worry aprì un cassetto e gli porse un biglietto da visita. Aveva un profumo leggero leggero, ma Jimmy ne fu come inebriato. “Duchessa Marina Seminova”, c’era scritto sopra in bella calligrafia. “She will teach you good manners”, disse il vecchio. E mentre Jimmy continuava a rigirarsi il cartoncino tra le dita aggiunse “adesso te ne puoi andare. Fuori c’è una macchina che ti porterà alla stazione”.
– Sabbenedica.
– We are not in Sicily. And you are not a sicilian. Good evening is enough.
– Good evening. I miei rispetti alla sua signora.
– presenterò.

Già, lui non era siciliano. E neanche meridionale. Era nato in casolare dalle parte di Iggio, frazione di Pellegrino Parmense, in provincia di Parma. E si chiamava Giacomo Cangini. Mentre usciva sentì distintamente un rumore di stoviglie provenire dalla cucina, come se qualcuno le avesse fatte cadere apposta o le maneggiava nervosamente. In macchina Jimmy cominciò a rimuginare sconciamente tra sé e sé: “Seminova… Allora vuol dire che è usata. Beh certo se mi deve insegnare qualche cosa un po’ d’esperienza dovrà pure averla”. “Quella buttanazza!”, urlò furiosamente la signora Don Worry.

IMG_20150523_123448Marina era capace anche di interrompere brutalmente il più appassionato degli amplessi, accendersi una sigaretta, col bocchino ovviamente, e mettersi a inveire con parolacce irripetibili contro il primo che gli veniva in mente. Ma il suo bersaglio preferito erano i bolscevichi. O “moscevichi”, come era sembrato a Jimmy di capire beccandosi uno stivaletto abbottonato contro una tempia. Poi toccava alla musica caraibica. E da lì al mare era un attimo. Marina odiava il mare, ma abitava in una villa con spiaggia privata a Long Island. Forse di tutti i riassunti caratteriali possibili questo è il più convincente. – Certo che, eh, stronzi però.
– Chi?
– Questi… moscevichi.

Marina allungò un braccio verso terra in maniera del tutto naturale. Lo stivaletto abbottonato comparve all’improvviso davanti a Jimmy che fece appena in tempo a scostarsi tirando una capocciata contro lo stipite della porta. Lo prese di striscio a un orecchio. Si toccò. Sanguinava. Andò in bagno a medicarsi. Ma quando tornò non c’era più in salotto. Eppure qualcosa gli diceva che l’atmosfera, cioè l’umore, era cambiata. La trovò distesa seminuda sulla chasse-long nel Jardin d’Iver, con un volume tra le mani. Praticamente una foresta, che bisognava attraversare non senza difficoltà per sbucare sulla spiaggia da una porticina.

IMG_20150720_164927– Vieni, mettiti qui, vicino a me. Jimmy si stese.
– smettila di fissarmi, guarda qui. Certo Jimmy non aveva tutti i torti, l’immagine sul libro era orripilante. L’uomo nella foto aveva barba e capelli incolti, sporchi. La tonaca lisa e bisunta. E due occhiacci spiritati e magnetici che facevano paura.
– questo è Rasputin. E così tra una foto e una lettura, un sospiro e una carezza, quella notte Jimmy conobbe i tremendi fatti che portarono alla Rivoluzione d’ottobre. – History is sexy. Sentenziò Marina.

Aveva sempre ragione pensò Jimmy entrando nel B&B veneziano di gusto e arredamento giapponese che al pianterreno aveva anche una theeria e tisaneria. L’aria era carica di essenze di altri mondi, si distese e si addormentò convinto che in capo a qualche ora sarebbe stato svegliato da una piacevole novità.

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