Mattarella l’Arbiter Elegantiarum Institutionis

Sergio Mattarella

Ammesso e anche concesso che l’idea “Sergio Mattarella Presidente della Repubblica” sia del Presidente del Consiglio Matteo Renzi il premier non ne esce poi così bene dall’elezione del primo presidente siciliano della storia repubblicana. L’aver portato al Quirinale un democristiano della prima repubblica lo trasforma da rottamatore in restauratore, passando dalla “smisurata ambizione” manifestata appena diventato premier a “io non voglio impormi a tutti i costi” affermato nel corso della trasmissione Porta a Porta pochi giorni dopo l’elezione di Mattarella. Da sodale di Silvio Berlusconi e del Patto del Nazareno a traditore dello stesso. Ma al di là delle facili ironie bisogna riconoscere al premier di aver scelto un arbitro davvero imparziale, erede della buona tradizione politica democristiana adusa alla mediazione, che poi è il vero mestiere di chi fa politica, e del tutto priva di cattivi odori di mafia o corruttela.

Proprio quell’arte della mediazione e dell’eleganza istituzionale che sono mancate completamente a Renzi, il quale in meno di un anno è riuscito a litigare praticamente con tutti: insegnanti, pensionati, partite Iva, risparmiatori, proprietari immobiliari e agricoli, banche, forze dell’ordine, la sinistra del Pd, sindacati e lavoratori, Unione europea e pubblica amministrazione. Con annunci di riforme, di cui non è in discussione la necessità, non preparati da un adeguato lavoro di relazioni di corridoio né seguite da concertazione, bensì da rinnovata arroganza.

rosabiancaPer mettere fine a questa follia si sono mosse alte personalità che mai avrebbero dovuto essere disturbate, se non prima di muovere foglia. E di cui è meglio non fare nome. Si è risvegliata la Balena Bianca ed è rifiorita la Rosa Bianca. Ci sono state cene e incontri circondati da estrema cautela e discrezione. E pare che il suggerimento del nome di Mattarella sia arrivato all’orecchio di Renzi dalla Sicilia, da uno dei suoi principali consigliori. E adesso il prezzo da pagare è salato, costa quantomeno l’allontamento dalla scena politica di coloro che hanno contratto il Patto del Nazareno. Quell’ostracismo di greca memoria.

Ecco perché pensando di mettere tutti nel sacco eleggendo Mattarella Renzi ha invece perso qualcosa. E non è il solo. Quasi tutti hanno perso qualcosa. La sinistra Pd e la vecchia guardia ex comunista, che per un’acronistica “ragion di partito” non ha saputo né voluto contrastare l’alleanza Renzi-Berlusconi. Lo stesso Berlusconi, tradito da Renzi e pure da Denis Verdini, fautore
del Patto del Nazareno, che ha votato Mattarella. Il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, indeciso fino alla fine e ora spaccato sull’appoggio al governo. La Lega, con Matteo Salvini unico leader assente al giuramento del nuovo presidente. Le opposizioni di destra e sinistra e anche i grillini, tagliati completamente fuori dai giochi nonostante quasi il 30% di rappresentanza. Ma che hanno applaudito in maniera convinta all’insediamento di Mattarella ricevendone un bonario richiamo. Del resto con tutti i suoi difetti il Movimento 5 Stelle resta l’espressione di un profondo disagio politico e sociale di cui è responsabile il dissennato ventennio dalemian-berlusconiano.

Il ventennio della partitocrazia caciarona e inconcludente, corrotta e tassarola, che ha svenduto quel Paese, l’Italia, che era la quinta potenza mondiale. Partitocrazia che adesso si affida al senso della misura e della moderazione del Presidente della Repubblica chiedendo la garanzia di non finire sulla gogna mediatica o peggio giudiziaria.

Un partita difficilissima da arbitrare insomma. Nonostante la elevata statura morale e civile del nuovo inquilino del Quirinale, che insediandosi ha detto: “Sono pienamente consapevole del compito che mi è stato affidato”.

Partita difficile per la impraticabilità del campo. Metafora per significare le condizioni in cui versa il territorio dopo decine di anni di speculazioni edilizie e maltempo. E per segnalare la necessità, l’urgenza di un Piano nazionale di lungi periodo per la salvaguardia del territorio. Difficile da arbitrare perché anche le regole del gioco sono state pesantemente alterate. Così tanto che il direttore di gara non può fermare l’incontro e mandare tutti negli spogliatoio, ovvero sciogliere le camere e indire nuove elezioni. Occorre giocare. E giocare per far vincere la democrazia e la Costituzione. I diritti. Il lavoro. Giocare per restituire la fiducia nella politica e nelle istituzioni a un popolo che non ne ha più.

Tra parentesi, frequentando ambienti femminili con la rubrica IlFattoFemminile, IlFattoGlobale è venuto a sapere che Sergio Matterella gode dell’appoggio del mondo femminile, a tal punto da rinunciare a un Presidente della Repubblica donna, sostenendo che “la vera rivoluzione è un ministro delle Finanze donna”.

IMAG3292Visto allora che tutti guardano al passato ripulito dei suoi errori per disegnare il futuro IlFattoGlobale rilancia un vecchio progetto di Giulio Andreotti. Un nuovo patto: di dominio pubblico, parlamentare e ad populum, non segreto, extraparlamentare e ad personam come quello del Nazareno. Un patto di solidarietà che confluisca in un governo a cui tutte le forze politiche si sentano chiamate a contribuire con le loro persone migliori. Per riportare riportare l’Italia al posto che le compete nel mondo e che nonostante tutto ancora le è riconosciuto. Per questa via, infine, anche l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica potrà diventare un FattoGlobale, conferendo a Sergio Mattarella e al Governo la legittimazione a portare nelle sedi e nelle relazioni internazionali la medesima moderazione e pragmaticità espressa in patria.

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