IlFattoFemminile/ Taranta voglia di libertà

patty1Il ballo come medicina dell’anima. La politica come partecipazione, ascolto e solidarietà. Il lavoro quotidiano come impegno sociale, assistenza e inclusione. Per continuare il suo viaggio alla scoperta delle piccole eccellenze donna IlFattoFemminile ha scelto il sistema di comunicazione più efficace che esista, e in cui le donne sono maestre insuperabili: il passaparola. E così grazie al suggerimento della protagonista della prima intervista, Beatrice Giammusso, siamo arrivati a Patrizia Giugno, nissena, educatrice presso una Casa accoglienza per donne in difficoltà, impegnata in politica con la Lista Intesa Civica e Solidale, quella del sindaco Giovanni Ruvolo, e appassionata insegnante di danze tradizionali nel tempo libero: tarantella, tammurriata, pizzica. Insomma una che non sta mai ferma.

E’ un’intervista inconsueta questa, anche nell’orario – “Eh ma io sono un po’ pazzerella” – che inizia alle otto e mezza di sera in una sala della Fly Dance di Caltanissetta, dove Patrizia dà lezioni di danze tradizionali e finisce intorno a mezzanotte in un bar di periferia davanti a un bicchiere di Coca-Cola e un Gin Tonic”.

Quando hai iniziato a ballare?
“Non da molto. Quasi quattro anni.”

Come è avvenuto questo incontro con le danze tradizionali?
“Ho avuto l’occasione, la fortuna direi, di incontrare, conoscere e veder ballare Margherita Badalà. Beh, quando l’ho vista ballare mi sono detta ‘io voglio fare quella cosa lì’. Lei è un punto di riferimento in questo settore, una danzaterapeuta, una ricercatrice. Così ho frequentato i corsi che tiene a Catania, anzi a Fiumefreddo per l’esattezza, e dove non si balla soltanto ma si studiano i testi dei principali autori, come De Martino per la pizzica, ad esempio, e vengono ospitati i più noti ballerini e musicisti del genere popolare. Perlopiù dall’Italia meridionale.”

Ma tu invece nella vita di tutti giorni di cosa ti occupi, di danza e basta?
“No. Lavoro come educatrice presso una Casa di accoglienza per donne in difficoltà in provincia di Caltanissetta.”

Ah. Quasi quasi la facciamo su questo l’intervista…
“No mi dispiace. Perché si tratta di situazioni personali molto delicate. E noi abbiamo l’obbligo della discrezione.”

Proprio niente niente? dai.
“Diciamo che noi grazie alle segnalazioni e al sostegno dei comuni di provenienza aiutiamo queste persone a ritrovare una serenità, una quotidianità, sia come donne che come mamme. E poi… faccio anche altre cose.”

E cioè?
“Sono stata tra i fondatori della Lista Intesa Civica e Solidale. A maggio dell’anno scorso mi sono candidata alle comunali. Non ce l’ho fatta per poco: prima dei non eletti.”

Ma dai. E’ la lista del sindaco? E come è nata questa passione per la politica?
“Sì proprio quella. Ad attirarmi fin dall’inizio è stato il tema della solidarietà, dato anche il lavoro che faccio. Poi in una delle prime riunioni mi sono alzata e ho detto molto liberamente quello che pensavo. E il mio pensiero, anche con una certa meraviglia da parte mia, è stato accolto. Per cui sono rimasta e tutt’ora partecipo perché mi sento ascoltata, coinvolta.”

Torniamo alla danza. Ho seguito la tua lezione, però ti chiedo qual è l’obiettivo finale del tuo insegnamento?
“Come hai visto i passi sono veramente pochi. Tra l’altro, per ogni genere, grazie all’opera di ricerca di Margherita, proprio ai fini dell’insegnamento, è stato fatto un collage di passi, perché cambiano da paese a paese. E in ogni paese si balla solo quello. Quindi chi segue le mie lezioni non deve ballare come me, ma deve invece maturare un suo stile, la sua personale interpretazione della tradizione, ascoltando, sintonizzandosi con questo tamburo che batte nel petto.”

patty2Ho visto poi che insistevi molto sulla postura…
“Sì è fondamentale. Specialmente all’inizio, ma è comprensibile, gli allievi si guardano i piedi, stanno piegati in avanti. Ma la danza in genere, e quella tradizionale in particolare, è comunicazione, è apertura, è una festa verso l’altro. Quindi il busto deve stare eretto, il petto all’infuori, il mento alto e le braccia sempre aperte o al limite sui fianchi per la donna. E il mento sempre alto.”

Durante la lezione hai parlato anche del ballo come territorio del corteggiamento…
“Sì. Del resto una volta, e in parte anche oggi in certe comunità vecchio stampo, la festa, il ballo era l’unica occasione d’incontro, altrimenti le donne stavano chiuse a casa. Anche se in questo tipo di danze non c’è praticamente contatto fisico, come nel tango o nel liscio, hai visto, specialmente nella tarantella calabrese, dove l’uomo ha un protagonismo più marcato, che con un gesto si può chiedere la mano. La donna può concederla oppure rifiutarla inziando a ruotare su se stessa per mostrare disinteresse. E nonostante i tempi moderni, ancora oggi, anche durante feste o rappresentazioni, succedono offese terribili. O insistenze fuori codice poco gradevoli per una donna. Poi c’è anche la Pizzica-Scherma, che si balla tra due uomini con l’indice e il medio uniti a  rappresentare il coltello e simboleggia la contesa per un territorio o una donna.”

Insomma, per chiudere, che cos’è per te la danza?
“Non sono io che ballo, è la mia anima che danza.”

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