La fine lunga del secolo breve

papafrancescookE’ il 27 aprile 2014, è passato poco più di un anno dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI. Eppure Piazza San Pietro è gremita di folla come non mai durante il suo pontificato. A Roma ci sono 800 mila pellegrini, altri due miliardi di persone nel mondo davanti alle televisioni assistono alla canonizzazione di Angelo Roncalli (Papa Giovanni XXIII) e Karol Wojityla (Papa Giovanni Paolo II) officiata da Papa Francesco, e in prima fila c’è il Papa Emerito Josef Ratzinger. In poco più di un anno insomma la Chiesa passa dallo scoramento di non aver più un Pastore alla gioia di averne quattro.

Qual è però il significato storico di questo evento? “Due uomini coraggiosi” e innovatori, così Papa Bergoglio motiva la canonizzazione. Roncalli e Wojityla, infatti, si opposero alle barbarie e ai totalitarismi del loro tempo. Il ‘900, il “secolo breve”, definizione di uso comune derivata dal titolo del saggio di Eric Hobsbawm, che lo racchiude tra lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la caduta del muro di Berlino – e del Comunismo – nel 1989.

Il primo, Giovanni XXIII, scongiurò il pericolo della terza guerra mondiale, fermando l’invasione americana di Cuba, la famosa crisi della Baia dei Porci, e poi mise mano alla riforma della Chiesa ideando e aprendo il Concilio Vaticano II. A Giovanni Paolo II invece è attribuito il merito di aver minato il Comunismo e dell’aver portato con i suoi numerosi viaggi la parola di Cristo in ogni angolo del mondo, fin dentro casa di dittatori e regimi totalitari: come quelli di Pinochet in Cile, ad esempio, o di Fidel Castro a Cuba.

Se tuttavia il senso profondo di questo evento è chiaro per i credenti meno lo è per i laici e i miscredenti, ai quali costa fatica ammettere a se stessi che il significato è la fine delle ideologie che tanta follia e dolore hanno portato nel 900, la fine del partito dal pensiero unico uniformante, la fine di destra e sinistra.

La fine del Comunismo, già defunto nell’89, e soprattutto la fine del capitalismo e dell’imperialismo nordamericano. Le cui figuracce diplomatiche internazionali hanno preso a moltiplicarsi, accelerando il declino della CIA, proprio nell’ultimo anno a questa parte. Fino a all’emergere delle prove, oltre che dello spionaggio di decine di paesi nel mondo, molti alleati, della subdola tecnica utilizzata dai servizi segreti americani per aprire la strada, e mantenere il controllo, all’imperialismo USA: creare il caos per poi proporsi come tutori dell’ordine e della democrazia, finanziare segretamente terroristi e agitatori di ogni risma per creare instabilità.

Ci sono loro dietro gli anni di piombo in Italia, dietro le stragi e gli attentati di estrema destra e sinistra. Ma l’elenco continua anche ai giorni nostri: Greenpeace, i no TAV (ma non i no Muos), i no Euro, fino ai 400 mercenari infiltrati in Ucraina e ai separatisti ucraini sedicenti filorussi intruppati per dare fastidio all’indipendenza ucraina e all’Unione europea e noti perfino alla Russia che si rifiuta di riconoscerli al pari della Crimea. E fino a irrilevanti e improbabili estremisti islamici armati per poi essere additati come il nemico da combattere.

Una vicenda, e un declino, chiuso con la recente confessione pubblica dell’ex direttore della CIA e della National Security Agency (l’NSA, quella dello spionaggio informatico) Michael Hayden: “Abbiamo ucciso persone basandoci esclusivamente sui metadati raccolti”. A cui fanno riscontro nelle stesse ore le parole di Papa Francesco: “I sacramenti anche ai marziani. Chi siamo noi per chiudere le porte?”

finelungasecolobreveMa se l’Ucraina è l’ultimo triste teatrino messo in scena dall’America imperialista il suo palcoscenico storico è dal dopoguerra l’Italia. Dove neanche la Democrazia Cristiana, pur finanziata, le fu così prona come oggi lo è la sinistra, pronta a smantellare, in combutta con il centrodestra, perfino l’impianto costituzionale pur di salvarsi dalle potenti, e a volte però troppo scomposte, istanze di rinnovamento e morale. Pressioni che arrivano un po’ da tutte le parti: dalle istituzioni finanziarie, dall’Unione europea, dalla Massoneria (che in un anno sì è completamente rinnovata allontanando i corrotti e ritornando ai suoi valori primari: libertà e solidarietà in testa), dalla Chiesa, dall’Esercito, dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura.

Proprio in questo mese di maggio, guarda caso, è stato scoperto quello che alcuni sapevano e in tanti sospettavano: una Cupola politico-affaristica consociativa senza scrupoli né distinzioni ideologiche che orchestrava tutto quello che si muove in Italia, dagli appalti, alla politica fino alle elezioni e alle tasse. E pronta a sovvertire perfino l’ordinamento istituzionale e costituzionale pur di mettersi al riparo dalle inchieste come dal voto popolare liberato dalla sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum. Un impianto criminale ed eversivo da annichilire pure la mafia.

Sono gli stessi che hanno ricattato il Presidente della Repubblica imponendogli prima il governo di Enrico Letta e poi quello di Matteo Renzi. Gli stessi che hanno ricattato perfino il Vaticano. E solo adesso si comprende che le dimissioni di Ratzinger furono un colpo di genio, un’illuminazione divina per permettere a un buono ma deciso e non ricattabile come Francesco di arrivare al soglio pontificio e respingere l’attacco ormai definitivo del relativismo e della corruzione.

Innegabile infine che parte del merito della spinta per una moralizzazione della politica sia da attribuire all’impegno di taluni movimenti e forze politiche minori di sinistra, di destra o come Beppe Grillo che di tutte le ideologie ne fa un fascio. Tuttavia essi, a parte l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, mai hanno alzato la voce contro i veri responsabili del collasso italiano: le tasse, alzate a dismisura per coprire gli ammanchi di bilancio statale, e la corruzione che quel buco lo ha creato e allargato a dismisura. Si perdono invece in vane teorie economiche alternative come la decrescita felice – già contro natura in termini – o l’assurdo contrasto all’Europa e alla sua moneta unica. È vero, il passaggio dalla lira all’euro, specie in Italia, fu una gigantesca truffa (chissà se anche lì c’era dietro la Cupola), ma non si può tornare indietro. Da soli non si va da nessuna parte, con il rischio perdipiù di finire di nuovo sotto il tacco dell’America o della Cina. L’Italia non può che realizzare appieno la sua unicità nella comune casa europea.

Crollate le cupole, le ideologie, gli imperialismi e i nazionalismi a perdere cosa ci rimane? Solo problemi e soluzioni. Tocca a noi scegliere, attraverso sistemi elettorali che garantiscono la piena espressione della volontà popolare, persone in grado di trovarle quelle soluzioni. E non per se stessi e per i loro amici, ma per il maggior numero di cittadini possibile. E persone selezionate in forza della loro storia personale e di requisiti di onorabilità e rispettabilità. Ma che possono essere attribuiti anche a chi ha sbagliato e si è ravveduto. “Il perdono è il cuore della legge di Dio” (Gesù di Nazareth)

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